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In ogni piatto un pezzo della città di Chioggia

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«Niente seppie e folpi solo triglie a 20 cent» Marineria disperata


CHIOGGIA. Seppie? La miglior pesca è stata di 20 chili; 12 chili i calamari e 16 i folpi. In pratica nulla. Abbiamo pescato solo triglie, ma quelle ce le pagano poco: venti centesimi al chilo». A metà pomeriggio, di ieri, erano ancora pochi i dati sulla prima giornata di pesca dopo il fermo biologico estivo. Dalle prime parole dei pescatori, però, l’impressione non è buona. Anzi. Primi dati, anche se bisognerà aspettare l’asta notturna per avere un termometro più attendibile della situazione. Le prime barche sono uscite in mare domenica sera e hanno fatto ritorno al mercato ittico all’ingrosso verso le sedici e trenta di lunedì, con molte casse di «barboni» (le triglie) e poche, pochissime delle specie che, solitamente, costituiscono la preda principale della stagione. Le spiegazioni non sono facili: dal caldo anomalo di questo ottobre che può aver tenuto alcune specie ancora lontane, alla semplice mancanza di pesce, a causa di sovrasfruttamento degli stock, inquinamento, ecc. Ma anche se le catture dei prossimi giorni dovessero essere di qualche conforto per l’economia peschereccia della città, i problemi strutturali della pesca, dopo due mesi (il periodo più lungo da molti anni a questa parte) di fermo, sono rimasti gli stessi: le taglie minime stabilite dall’Europa troppo piccole rispetto alle misure dei pesci dell’alto Adriatico, le maglie delle reti troppo larghe, la rivalità tra gli operatori della piccola pesca e delle volanti. Un problema, quest’ultimo, tutto italiano, su cui i regolamenti di Bruxelles non possono incidere. Quanto alle restrizioni derivanti dal regolamento Mediterraneo, l’assessore regionale alla pesca, Franco Manzato, ha annunciato ieri che «entro fine mese, assieme alle altre Regioni dell’Alto Adriatico, avremo un incontro al ministero dove confermeremo la richiesta di regole diverse, con una fine del fermo pesca anticipata rispetto all’attuale, per fruire delle particolarità del nostro mare, e raccordare le varie marinerie adriatiche secondo una strategia che riduca la concorrenza con le altre e valorizzi le produzioni locali. Io credo che alcuni funzionari e tecnici comunitari e anche nazionali dovrebbero vivere per una settimana con i nostri pescatori, per saperne davvero di più del mare Adriatico ed in particolare delle nostre marinerie».

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